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domenica 19 maggio 2019

“Pianeta proibito”, un film di fantascienza di culto con risvolti poco noti



Non è un caso che, in un sito che ha come tema Cinema e Letteratura, si dedichi un post a “Pianeta proibito”: questo film, infatti, oltre ad essere un sci-fi di culto, è anche uno dei più notevoli esempi di sceneggiatura tratta da Letteratura di autore (e che autore!) e più precisamente di Teatro.
Nella finzione cinematografica, situata, temporalmente, molti anni dopo il 2200, si immagina che una astronave, la C57D, viaggi oltre la velocità della luce per indagare sullo stato di una missione terrestre inviata, molti anni prima, su un pianeta di un altro sistema solare: Altair 4.
Una volta giunti su quel mondo lontano l’equipaggio della nave spaziale scopre che tutti i membri della missione, atterrati sul pianeta con l’astronave Bellerofonte, sono morti misteriosamente: tutti tranne uno, il dottor Morbius, interpretato da quel grande professionista e valente interprete che è Walter Pidgeon.
Morbius comunica al comandante Adams (Leslie Nielsen) che i componenti della missione di studio sono stati uccisi, uno ad uno, da una forza misteriosa, che colpiva le persone nel corso della notte: solo lui, Morbius, e la sua defunta moglie sopravvissero a quella inspiegabile strage.
Il comandante Adams ed i suoi uomini, per andare a fondo di questa vicenda, decidono di rimanere su Altair 4; per questo non prendono in considerazione gli avvertimenti del dottor Morbius, il quale paventa per il personale di bordo dell’astronave C57D la stessa sorte degli uomini che componevano il Bellerofonte.
Durante il loro soggiorno imprevisto i militari hanno la piacevole sorpresa di conoscere Altaira, la bellissima e giovanissima figlia di Morbius, ed il robot tuttofare costruito dal dottore, Robby.
Robby, insieme con altri congegni e ritrovati ideati e realizzati dal dottore, è frutto del suo studio, attento e approfondito, sulla antica civiltà che, millenni prima, abitava quel pianeta: i Krell.
I Krell erano divenuti una popolazione altamente sviluppata ed avevano messo in opera una centrale di energia illimitata, di cui il dottore si serve; insieme con questa i Krell avevano anche pianificato l’esecuzione di un sistema per ottenere la materia dal semplice pensiero: per dimostrare al comandante ed ai suoi uomini come questa opera dovesse funzionare il dottor Morbius mostra loro una apparecchiatura che rende possibile la visualizzazione, in 3D, di una immagine prodotta dalla mente.
Il punto è che nessuno oltre il dottore può riuscire a gestire la “macchina del pensiero”, perché lui solo possiede le capacità cerebrali che possono accomunarlo ai Krell: se qualcun altro tentasse di far funzionare quello strumento lo shock lo ucciderebbe.
Morbius fa un’ultima rivelazione ai membri dell’astronave C57D: il popolo Krell fu distrutto dalla stessa belva, vorace e sanguinaria, che ha sterminato quelli del Bellerofonte, poiché così è scritto nelle cronache da lui trovate negli archivi Krell.
Disgraziatamente ciò che era stato vaticinato dal dottor Morbius si verifica con una prima atroce morte, e il comandante Adams è costretto ad ammettere che una creatura, invisibile e fortissima, ha deciso di annullare lui e il suo equipaggio. Deciso a combattere questa “bestia” egli fa piazzare, tutto intorno all’astronave, una serie di congegni elettronici di difesa, unitamente ad armi atomiche potentissime. La creatura invisibile, di notte, attacca gli astronauti e, alla luce dei laser e del fuoco delle armi essa si rivela per quello che è: un mostro enorme, dall’aspetto spaventoso e dotato di una forza sovrumana ed infinita.
In seguito a questo tragico accadimento, che è costato altre vite umane, il comandante Adams si reca da Morbius, perché è convinto che lui possa dar loro delle spiegazioni in proposito.
Una volta da Morbius il dottor Ostrow, il medico dell’equipaggio, sottraendosi al controllo del capitano Adams, si reca nella sala in cui si trova l’apparecchio che crea le immagini 3D col pensiero e si sottopone allo shock: questo sacrificio lo porterà alla morte ma, mentre giace moribondo assistito dal comandante e da Altaira, egli fa in tempo a riferire che i Krell, con la loro intelligenza, non avevano tenuto conto dei “mostri dell’ID”.
Morbius spiega che ID è un antico termine terrestre, presente nei trattati di psichiatria e psicologia di Sigmund Freud, e che sta a indicare il subcosciente.
Il comandante, allora, comprende tutto: i Krell avevano già acquisito la capacità di rendere materia il loro pensiero, grazie alla macchina 3D e, durante il sonno, le loro pulsioni malvage ed ancestrali avevano trovato libero sfogo, creando i “mostri dell’ID”, i mostri del subcosciente: questi mostri, che poi erano i Krell stessi, traevano energia infinita dalla loro centrale, ed avevano causato la fine della loro civiltà, uccidendo tutti gli abitanti.
Ora vi è un solo superstite della civiltà Krell sul pianeta, ed è proprio il dottor Morbius, che ne ha ereditato tutto il sapere e la potenza: quella spietata e brutale creatura, che ha annientato tutto il personale del Bellerofonte e che ora ha ucciso anche gli uomini dell’astronave C57D, è lui, perché è frutto della sua mente.
In principio Morbius si era liberato degli altri componenti della missione per restare sul pianeta e studiarlo, tutto da solo: ora l’impulso che lo spinge ad uccidere è la gelosia che nutre per sua figlia Altaira, che si sente attratta dal comandante Adams.
Infine, nonostante tutto, è l’amore paterno ad avere la meglio sull’odio e Morbius si pone fra sua figlia e l’essere da lui creato, rinnegandolo e immolandosi.
Prima di morire lo scienziato chiede di programmare l’autodistruzione del pianeta: Adams e Altaira, con l’equipaggio della C57D, vedranno sul monitor dell’astronave, a migliaia di miglia di distanza, l’esplosione e la fine del pianeta proibito.
“Pianeta proibito” è un film di fantascienza che divenne, già al momento della sua uscita sugli schermi, il 3 marzo del 1956, un successo di pubblico e di critica: vinse molti riconoscimenti e fu considerato un lavoro di ottima fattura cinematografica. La regia era di Fred Wilcox e fra gli attori, oltre ai già citati Walter Pidgeon e Leslie Nielesen, vi erano anche Anne Francis (Altaira) e Warren Stevens (il dottor Ostrow).
Ma “Pianeta proibito” non è solo questo.
Alle origini della sua sceneggiatura c’è nientemeno che l’opera teatrale “La Tempesta” di William Shakespeare.
“La Tempesta” inizia con un naufragio su di un’isola disabitata, provocato da colui che è il solo Signore e padrone di quelle terre: Prospero.
I naufraghi sono alla sua mercé, poiché egli ha antichi rancori verso di loro di cui vendicarsi.
Per portare avanti la sua vendetta Prospero si serve della sua conoscenza, della sua magia e di vari spiriti, antichi abitatori dell’isola. I più importanti sono Ariel, uno spirito dell’aria, ed il ripugnante ed efferato Calibano, esecutore dei più esecrabili delitti per conto del suo padrone, Prospero.

Tuttavia Miranda, figlia di Prospero, si innamora di uno dei naufraghi, Ferdinando, figlio del re di Napoli e nemico di Prospero. Solo dopo varie vicissitudini, che ricordano tanto l’amore contrastato di Romeo e Giulietta, i due ragazzi potranno unirsi, sotto lo sguardo benevolo di Prospero.

Come si vede Morbius non è altri che Prospero, mentre Altair 4 è l’isola deserta su cui egli vive. Altaira è Miranda, laddove Ariel, nel bene e nel male, viene raffigurato con Robby. Infine Ferdinando si può riconoscere nel comandante Adams, mentre la malvagia e orripilante creatura, Calibano, è il mostro dell’ID, nato dalla mente di Morbius.
Tutto è stato fatto rispettando un antico adagio, che da sempre si ripete fra gli scrittori e gli sceneggiatori di tutto il mondo: “Se devi ispirarti a qualcuno per ciò che scrivi, scegli solo i migliori”: non credo vi potesse essere una fonte di ispirazione migliore di William Shakespeare.
Una nota di merito va a Joshua Meador, creatore degli effetti speciali per il film ed animatore preso in prestito dalla Walt Disney Pictures: a Meador ed alla sua bravura si deve la scena, bella e terribile, della visione del mostro invisibile, resa tale solo dai raggi e dalle fiamme: una immagine che è rimasta negli annali della storia del Cinema.
Un altro dettaglio importante la musica elettronica e futuristica di Bebe e Louis Barron, fatta di suoni mai sentiti prima di allora e prodotti con apparecchiature particolari e ultramoderne, per l’epoca.
A “Pianeta proibito” si sono ispirati, a loro volta, per i costumi, per l’ambientazione, per il sonoro ed il resto molti altri film di fantascienza che sono venuti dopo, fra i quali la celebre serie TV “Star Trek”.
“Pianeta proibito” si vede e si rivede sempre con piacere: per la bravura degli interpreti, per la scenografia, per l’ambientazione e per la sua atmosfera, ma soprattutto per le sensazioni profonde, e che fanno capo all’istinto, che riesce a suscitare. Non vorrei esagerare, ma per me “Pianeta proibito” resta il simbolo della fantascienza, la sua rappresentazione più paradigmatica, ogni volta che si pensa a questo genere.



CLIP: IL MOSTRO DELL’ID ATTACCA L’EQUIPAGGIO







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