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venerdì 16 agosto 2019

Peter Fonda: un cowboy che va sul suo cavallo verso l’orizzonte lontano



Mentre scrivo tutte le agenzie di stampa e tutti i telegiornali del mondo, anche in rete, stanno dando la stessa notizia: con Peter Fonda, scompare una delle ultime icone di quella che fu la controcultura degli anni sessanta. Una figura certo importante, se consideriamo anche la sua genealogia oltre al suo personaggio, inteso come spartiacque fra un certo tipo di cinema che ha contraddistinto un’epoca, e quello moderno, più essenziale e scarno.
Peter Fonda nacque il 23 febbraio 1939 a New York City. Proveniva da una famiglia di attori: suo padre era Henry Fonda, mentre sua madre era Frances Ford Seymour; era il fratello di Jane Fonda, ed il padre di Bridget e di Justin Fonda. Aveva una sorellastra, Frances de Villers Brokaw, nata dal primo matrimonio di sua madre, e che morì nel 2008.
La madre di Peter si suicidò in un ospedale psichiatrico quando Peter aveva solo dieci anni, tagliandosi la gola con un rasoio.
Mentre frequentava l'Università del Nebraska, a Omaha, Peter Fonda si unì alla Omaha Community Playhouse, dove molti attori (tra cui suo padre e Marlon Brando) avevano iniziato la loro carriera.
Si formò come attore teatrale per dedicarsi successivamente al grande schermo dove avrebbe dato voce e volto alla gioventù degli anni sessanta: quella generazione ‘on the road’ che era stata celebrata dallo scrittore Jack Kerouac, a metà fra la rivolta politica e il movimento hippy.




A consacrarlo come personificazione ideale di una età conflittuale fu Easy Rider, un film del 1969 da lui scritto e prodotto insieme con Dennis Hopper, fuori dagli schemi degli studios cinematografici del tempo: con questo film ottenne un grande successo di pubblico e di critica ed ebbe la nomination all’Oscar per la migliore sceneggiatura. Grazie ad Easy Rider Fonda divenne uno degli emblemi della cultura pop, insieme a Hopper e Jack Nicholson, che recitarono con lui.
In seguito interpretò altri film, che ebbero meno risonanza, in particolare western: The Hired Hand (Il ritorno di Harry Collings) del 1971, di cui curò anche la regia; Idaho Transfer, 1975; Wanda Nevada, 1979.
Nel 1988 fu per un breve periodo di tempo in Italia, per girare una mini serie televisiva tratta dal romanzo Gli Indifferenti, di Alberto Moravia.
Nel 1997, Fonda prese parte al film Ulee’s Gold (L’oro di Ulisse), nel ruolo di un nonno vedovo, allevatore di api, che deve prendersi cura delle sue due nipoti, interpretate da Jessica Biel e Vanessa Zima: è un intenso dramma sui conflitti generazionali che gli valse un premio importante: il Golden Globe per il miglior attore drammatico.  Ricevette inoltre altri due premi, dalla New York Film Critcs Circle Award, e dalla Southeastern Film Critics Association Award, come miglior attore protagonista.
Nel 2007 tornò sul grande schermo interpretando il cacciatore di taglie Byron McElroy nella nuova versione di 3: 10 to Yuma (Quel treno per Yuma), dove lavorò al fianco di Christian Bale e Russell Crowe. Il film ricevette due nomination agli Oscar. Recitò anche in un ruolo cameo nelle scene finali della commedia Wild Hogs (Svalvolati on the road) e come inquietante Mefistofele nel film Ghost Rider.
Nel 2009, è apparso nel ruolo di The Roman, in The Boondock Saints II: All Saints Day, e anche nella serie Californication.
Quindi è apparso in American Bandits: Frank e Jesse James (2010); The Trouble with Bliss (2011); Smitty (2012); Harodim (2012); As Cool as I Am (2013); Copperhead (2013); The Ultimate Life (2013); The harvest (2013); HR (2014); House of Bodies (2014); Jesse James: Lawman (2015); The Runner (2015); The Ballad of Lefty Brown (2017); The Most Hated Woman in America (2017); Borderland (2017) e Boundaries (2018).
È stato produttore esecutivo del documentario The Big Fix (2012).
Oggi, 16 agosto 2019, è giunta, inaspettata, la notizia della sua scomparsa, avvenuta a Los Angeles.
È giusto ricordare Peter Fonda, nel campo del cinema, come portavoce ed alfiere di un certo malessere giovanile: un malessere che sfociava, spesso nella ribellione agli schemi ed alle convenzioni, portando i giovani a lasciare la propria casa per viaggiare sulla strada, come viene mostrato nel film Easy Rider.
Peter Fonda, Dennis Hopper e Jack Nicholson legheranno per sempre il loro nome ad Easy Rider, perché non fu solo un film, ma un manifesto, tanto quanto, anni prima, lo era stato Gioventù bruciata (Rebel Without a Cause), con James Dean.
Per quel che mi riguarda, tuttavia, vi è un film di Peter Fonda al quale sono molto legato: questo film è The Hired Hand (Il ritorno di Harry Collings).
In quegli anni, gli anni 70, ero immerso in un certo tipo di cultura statunitense: quella della musica country e di un certo modo di vedere le cose tipico di una società che voleva riscoprire i valori individuali, a scapito di quelli collettivi tenuti, fino ad allora, in gran conto. Era un bisogno di introspezione, anche di solitudine se vogliamo, che io ritrovai pienamente nel film diretto ed interpretato da Fonda.
Lo ricorderò così, Peter Fonda – Harry Collings: la sua nera silhouette a cavallo che si staglia sulla collina, mentre un sole caldo tramonta all’orizzonte.




(I disegni sono di proprietà dell'autore)



The Hired Hand (Il ritorno di Harry Collings) - Film completo



https://www.youtube.com/watch?v=UCsCRNByc3g



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