Lessi il PIGMALIONE di George Bernard Shaw quando
avevo circa venti anni: a quella età i libri li divoravo. Avevo visto,
tuttavia, il film MY FAIR LADY, che altro non era che la trasposizione cinematografica
dell’omonimo musical di Broadway, tratto proprio dal lavoro teatrale PIGMALIONE
di George Bernard Shaw.
Il titolo della commedia di George Bernard Shaw si riferisce al mito di
Pigmalione, narrato da Ovidio. Pigmalione era il miglior scultore della Grecia
Antica che la Dea Venere fece innamorare della statua raffigurante una
bellissima donna, che lui stesso aveva scolpito. La statua, per intervento
della Dea, prese vita e venne poi chiamata Galatea.
Come Pigmalione il protagonista maschile plasma, modella una creatura
nuova, dandole nuova vita, e sviluppando anche un certo sentimento per lei.
Consiglio di leggerlo, questo piccolo libro. Nel
prologo Shaw fa una disamina, molto stimolante, sulla lingua inglese, sulla sua
storia, le sue origini, sulla sua dizione, sulle stranezze legate alla sua
ortografia e la sua pronuncia. Indubbiamente, per chiunque si sia cimentato con
la lingua inglese, senza essere un madrelingua, sa bene come la lingua di
Shakespeare sia complicata. Questo non vuol dire che un madrelingua sia esente
da errori: Shaw, e il professor Higgins, protagonista della storia, sono
critici proprio verso gli inglesi e sul modo che hanno di intendere l’inglese.
Un altro discorso ci sarebbe da fare sull’inglese parlato negli Stati Uniti o
su quello parlato in Australia o in Nuova Zelanda o in Sud Africa. Ma questo è
un argomento per gli esperti.
Qui mi voglio occupare del lavoro teatrale e del film
musicale.
Londra, prima metà del ‘900. Il professor Henry
Higgins è un insigne studioso di fonetica, molto critico verso il modo con il
quale la popolazione inglese media si confronta con la propria lingua. Egli
ritiene che la gente non abbia alcun riguardo per la grammatica e la pronuncia
e che, ogni giorno, le parole siano maltrattate e rovinate da accenti
approssimativi, da dizioni errate. All’uscita dal teatro, di sera, egli nota
una povera ragazza vestita in maniera trasandata che vende fiori ai passanti.
La ragazza si chiama Eliza Doolittle e Higgins si accorge che, oltre al modo di
comportarsi, è soprattutto il suo linguaggio che lascia molto a desiderare:
Eliza, infatti, si esprime nel tipico vernacolo londinese, il cockney. È in quel momento che Higgins
afferma che potrebbe, in soli tre mesi, fare in modo che Eliza cambi
radicalmente, sia nelle maniere che nel modo di parlare: “Potrei farti passare
per la Regina di Saba”, le dice. La sua dichiarazione viene condivisa con un
altro insigne linguista, Hugh Pickering, esperto di dialetti indiani. La
conseguenza è che Eliza stessa si presenta, di sua spontanea volontà, a casa
del Professore: il suo desiderio più grande è proprio quello di cambiare vita,
di diventare una “dama rispettabile”.
Ed Higgins accetta la sfida, sotto gli
occhi divertiti di Pickering che seguirà, accanto a lui, l’evolversi di questa
interessante situazione. Eliza, tuttavia, ignora che lo studio che dovrà
sostenere è quanto di più faticoso e snervante possa esservi. Higgins è un vero
tiranno con lei: le impartisce lezioni di etichetta obbligandola a camminare
con libri sulla testa, a bere il tè secondo un severo codice vittoriano, con
regole che farebbero impallidire anche il più severo anfitrione. La lingua,
poi, si trasforma in un incubo per la piccola fioraia: è costretta a parlare
tenendo sassi in bocca, ripetendo innumerevoli volte le stesse frasi e le
stesse parole che, per Higgins, sono pronunciate in maniera ripugnante. Senza
dubbio l’impresa sembra più difficile di quanto apparisse all’inizio.
Inaspettatamente la svolta decisiva avviene una sera, quando la stanchezza ha
sopraffatto tutti: è allora che Eliza, con grande gioia di Higgins e Pickering,
riesce a pronunciare, correttamente e senza accento, la frase “THE RAIN IN
SPAIN FALLS MAINLY ON THE PLAIN” (LA PIOGGIA IN SPAGNA CADE PRINCIPALMENTE
SULLA PIANURA). Da quel momento Eliza migliorerà sempre di più, guadagnandosi
la stima e la simpatia del burbero Higgins. Ora la ragazza deve solo superare
l’ultima prova, quella decisiva: deve essere presentata ad un evento sociale
nel quale interverranno persone di riguardo ed altolocate. Nonostante tutti i
timori di Higgins, Eliza stupisce ed incanta tutti gli invitati per la sua
classe e per il suo modo di parlare, così ricercato e garbato.
Fin qui la storia coincide, in linea di massima, sia
per quanto riguarda il lavoro teatrale sia per quanto riguarda la commedia
musicale. Quello che cambia è ciò che avviene in seguito. Nella commedia
musicale, infatti, Higgins si rende conto di essersi innamorato di Eliza e le
dichiara i suoi sentimenti, assicurando il lieto fine con l’unione dei due.
Nell’opera originale scritta da Shaw, invece, si mette in risalto solo
l’interesse fervido che il novello Pigmalione ha per la sua Galatea, ma tutto
termina lì. Allo spettatore viene lasciata la facoltà di supporre la
conclusione, che però sembra essere tutto l’opposto della commedia musicale: Eliza, a quanto pare, si lascia alle spalle
Higgins e Pickering per sposare il suo nuovo spasimante, Freddy.
MY FAIR LADY è una commedia musicale che debuttò a Broadway nel 1956, in
cui i due ruoli principali, quelli di Eliza e di Higgins erano sostenuti
rispettivamente da Julie Andrews e da Rex Harrison. Questi due giganti dello
spettacolo riuscirono, grazie al loro temperamento, a portare nel firmamento di
Broadway questa commedia musicale che divenne un successo.
Ciononostante, quando si trattò di farla divenire un film, qualche cosa di
molto importante venne cambiata.
Questo accadde perché, per un puntiglio della casa cinematografica, non si
volle riproporre la coppia originaria, sostituendo la protagonista. Eliza non
venne, infatti, interpretata da Julie Andrews, bensì da Audrey Hepburn.
Audrey Hepburn era una grande attrice, ma non era un soprano, con anni di
studio alle spalle come Julie Andrews. E poiché la Hepburn era una bravissima
ballerina, ma non riusciva a prendere determinate note, i produttori decisero
di doppiarla, nelle parti musicali. La voce che si ascolta, nelle canzoni, è
quella del soprano Marni Nixon, la quale prestò il suo canto straordinario a
molte altre attrici, prima e dopo MY FAIR LADY.
Il risultato fu che quell'anno, oltre a molte nomination, MY FAIR LADY
vinse davvero molti Oscar: come miglior film, per il produttore, Jack Warner;
come migliore regia a George Cukor; come miglior attore protagonista a Rex
Harrison; come migliore fotografia a Harry Stradling Sr.; come migliore
scenografia a Gene Allen, Cecil Beaton e George James Hopkins; come migliori
costumi a Cecil Beaton; come miglior sonoro a George Groves; come miglior
colonna sonora a André Previn. La pur brava Audrey fu nominata, ma non vinse.
Per una singolare combinazione, invece, il premio andò proprio a Julie Andrews,
che quell'anno interpretò la mitica Mary Poppins. Credo che questo debba far
riflettere.
MY FAIR LADY, il film e la commedia musicale. Audrey Hepburn e Julie
Andrews: due modi diversi di essere Eliza Doolittle.
Amo Audrey Hepburn, ma non nei film che tutti giudicano i suoi migliori.
Trovo dolce e irresistibile la sua interpretazione in "Vacanze
romane" (Roman Holidays) accanto a Gregory Peck, nel 1954. Questo fu il
suo primo film davvero importante e le valse un meritato Oscar.
Nel film “La storia di una monaca” (The Nun's Story) ella ripercorre, con
lo spirito, un periodo difficile e triste della sua vita: quello della guerra.
E nel riportarlo sullo schermo si vede quanto sia profonda quella esperienza.
In Sciarada (Charade), accanto all'intramontabile Cary Grant, si esprime
con tanta classe e molto fascino.
E che dire de “Gli occhi della notte” (Wait Until Dark)? In quel film
Audrey Hepburn ricopre il ruolo di una donna non vedente alle prese con tre
spietati criminali. Mi ha sempre affascinato l'intensità della sua recitazione
in quel film, a cui sa dare toni altamente drammatici.
Julie Andrews è una
icona irraggiungibile dei film musicali hollywoodiani. Oltre alla già citata
Mary Poppins, infatti, la si ricorda sempre per il film di culto "Tutti
insieme appassionatamente" (The Sound of Music). A questo aggiungerei,
senza ombra di dubbio, "Victor Victoria", storicamente più recente
rispetto ai precedenti, ma sempre condotto con la sua rinomata classe e talento
impareggiabili.
Una
curiosità, che forse pochi sanno: anche dalla commedia di George Bernard Shaw
venne tratto un film, nel 1938, molto prima di MY FAIR LADY. Gli interpreti
furono l'indimenticabile Leslie Howard (il quale ne fu anche regista insieme ad
Anthony Asquith) e la bravissima Wendy Hiller.
Leggere la commedia originale di Shaw credo sia un gesto di omaggio
imprescindibile verso lo scrittore inglese. La lettura sarà più gustosa in
lingua originale o, per coloro che non parlano inglese, con traduzione a fronte.
Finita la lettura sarà bello vederla rappresentata, nella versione
cinematografica o teatrale, secondo i gusti. Io ho aggiunto tutti e due i link,
meglio abbondare.
La versione teatrale che propongo (in lingua inglese tanto quanto il film)
è molto interessante: Eliza e Higgins sono interpretati, rispettivamente da
Margot Kidder e da Peter O’Toole.
Dulcis in fundo, rilassandosi e gustandolo in tutto il suo glamour
hollywoodiano, potremo immergerci nel musical, con Rex Harrison ed Audrey
Hepburn.
Del film, vincitore di tanti Oscar, ho scelto due pezzi molto noti: “The
Rain in Spain” e “Wouldn't It Be Loverly?”; poi ho proposto “I could have danced all night”,
cantato da Julie Andrews, l’originale Eliza Doolittle.
Vorrei menzionare tutti i pezzi musicali (ma lascerò, invece, che li
riascoltiate direttamente, da soli), perché ognuno è degno di nota ed ognuno
rimanda a ricordi cari in ciascuno di noi: sono quelle melodie che senti da
sempre, e che ti ritrovi, talvolta, a canticchiare, senza sapere il perché.
PYGMALION
–The Play – Act One
PYGMALION
–The Play – Act Two
PYGMALION
–The Play – Act Three
PYGMALION
–The Play – Act Four
PYGMALION
–The Play – Act Five (Final)
"MY FAIR LADY"/"Wouldn't It Be
Loverly?" - AUDREY HEPBURN
"The Rain in Spain" – Rex Harrison, Wilfrid
Hyde-White and Audrey Hepburn, 1964
JULIE
ANDREWS - My Fair Lady – I could have
danced all night
https://www.youtube.com/watch?v=UJqBaA0CqOo




























