Ho un giudizio positivo da esprimere sul film
del 2016 American Pastoral: una stupenda caratterizzazione dell’attore scozzese
Ewan McGregor, qui anche alla sua prima, impeccabile prova come regista.
In un arco di tempo che va dall’inizio della
seconda guerra mondiale ai giorni nostri si succedono gli eventi e le scelte,
umane e personali, che caratterizzano l’esistenza del brillante Seymour Levov,
sullo sfondo della cittadina di Newark, che rappresenta la tipica provincia
statunitense.
Seymour è il classico ragazzo di successo a
stelle e strisce: uomo di punta della squadra di football locale, soprannominato
"lo svedese", egli è l'idolo delle ragazze ed un esempio per i
ragazzi, che lo ammirano. Ma la sua vita, che si preannuncia così luminosa, prende
tutta un’altra piega.
Levov sposa Dawn Dwyer la quale è, come è
facile immaginare, la più bella ragazza di Newark, che si è distinta in un concorso
come reginetta di bellezza; molto presto Seymour prende le redini dell'azienda
paterna e sceglie di vivere in una lussuosa fattoria in campagna.
L'unica figlia della coppia, Merry, cresce
amata e coccolata da ambedue, ma questo non impedisce che ella soffra di
balbuzie, come effetto, dice la terapeuta, della competizione con la madre e di
un amore morboso per il padre.
Crescendo Merry sviluppa, sempre di più, una personalità
problematica ed insofferente verso la vita borghese familiare: si è a metà
degli anni sessanta e la giovane figlia di Seymour Levov si unisce al movimento
di protesta giovanile.
In quel clima così critico una bomba fa
saltare in aria l'ufficio postale di Newark, uccidendo l'impiegato che vi
lavora, ed i sospetti degli investigatori si concentrano subito su Merry. La
ragazza, allora, scompare, lasciando i genitori nel dolore e nella
costernazione.
Seymour non si arrende e continua a cercarla
per tutti gli anni che seguono, mentre la madre, dopo un iniziale crollo
nervoso che la costringerà in una clinica per malattie nervose, riemerge con la
voglia di cambiare volto e vita. Questo la trasformerà in una donna vana, che frequenta
intellettuali snob e che cerca avventure extraconiugali.
Levov, differentemente da sua moglie, che ha
cancellato per sempre sua figlia e l’amarezza, alla fine riesce a ritrovare
Merry, e la ritrova proprio a Newark. La ritrova, certo, ma profondamente mutata,
nello spirito e nel corpo. Merry gli confessa che è stata davvero lei a mettere
quella bomba all'ufficio postale, e poi ne ha messe altre, causando altri
morti: ora non vuol più rientrare in famiglia, conducendo una vita misera e
desolata, ai margini della società, certamente per punirsi di ciò che ha
commesso.
Lo svedese non smetterò mai di amarla e continuerà
a rimanere fuori dall'edificio in cui vive sua figlia, pur mantenendo fede fino
all'ultimo alla promessa di non rivederla più. Tutto questo fino al giorno
della sua morte, quando Merry viene a porgere a suo padre, Seymour, l'ultimo
saluto.
Una parabola triste e drammatica questa,
tratta da un bestseller scritto nel 1997 da Philip Roth.
Dentro questa vicenda c'è tutto un pezzo di
Storia statunitense, che viene analizzato tramite la singola storia di Seymour
Levov.
È una trama in cui chiunque abbia provato le
disillusioni della giovinezza può riconoscersi: ciò che la vita può promettere
- in piccolo, come in grande - e che poi non può mantenere.
Molti non sanno fino in fondo quanto quelli
che sono ricordati spesso come i favolosi anni sessanta abbiano significato
anche traumi profondi, ferite che non si sono rimarginate: non c'era solo il
pacifismo, ma anche tanta violenza - dall'una e dall'altra parte – che caratterizzava
gli sconvolgimenti sociali di quei tempi.
I giovani hanno sempre, in ogni epoca, subito
la fascinazione delle idee estreme: molto spesso, però, queste idee si
rifacevano a testi letti male o male interpretati, a volte anche
coscientemente, con la volontà di qualcuno di rendere tutto più fumoso e
incomprensibile, per poter manipolare la realtà.
Ad Ewan McGregor va il merito di essere
riuscito a dipingere con maestria questo complesso affresco esistenziale: è un
affresco in cui tutti possiamo, forse, riconoscerci ed in cui tutti possiamo,
alla fine, esprimere la nostra personale considerazione, derivata dal confronto
fra le vicende di Seymour e quelle che ci riguardano.
Il mondo sa illudere, sa dare e sa togliere,
sa elargire qualche gioia illusoria e dei duraturi dispiaceri: si crede di
decidere facendo il bene, o quello che è meglio, e si scopre, solo quando è
troppo tardi, che si sono preferite, nostro malgrado, le opzioni sbagliate.
La parabola infelice di Seymour Levov è quella
che può contraddistinguere chiunque riesca a provare impulsi, emozioni, affetti;
è la realtà di chiunque riesca ad amare e a soffrire, facendosi coinvolgere dai
propri sentimenti, fino in fondo, a qualunque prezzo.





A volte la vita riserva sorprese sia dolci che amare. Ma quando sono i figli a fartele, è così brutte poi, si soffre da morire. La descrizione di questo film sembra dipingere tale dolore in maniera egregia. Da guardare non appena possibile.
RispondiEliminaSi, il rapporto dei genitori coi figli è l'argomento che costituisce la trama di questo film: è a questo che tutto fa capo, sebbene vi sia anche un riferimento generale alla vita ed alle promesse che non mantiene, alle delusioni che ci da, piccole o grandi. E, alle volte, il dolore diviene insostenibile e non passa mai.
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