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sabato 18 maggio 2019

“The Imitation Game”: la vita dolorosa di un genio



Nessuno è profeta in patria. Molto spesso, anzi, le persone che più si distinguono per la loro bravura, per le loro capacità sono quelle che meno ricevono dal loro paese. Ed a volte, verso di loro, ci si comporta discriminandoli, dispensando loro solo disprezzo ed offese.
È questo il caso di Alan Turing, scienziato e matematico inglese, nato a Londra nel 1912, ed a cui è stato dedicato un magnifico, indimenticabile film: “The Imitation Game”.
Il fatto di cui si parla ebbe luogo durante la seconda guerra mondiale, quando i tedeschi sembravano avere in mano le tecnologie più avanzate per vincere la guerra: erano armi segrete come gli U2 o ritrovati tecnologici come la macchina, denominata ENIGMA, in grado di produrre messaggi cifrati e, potenzialmente, di decifrarne altri.
Per consentire al servizio segreto inglese di superare questo apparentemente insormontabile impasse bellico vennero convocati i migliori decrittatori, matematici ed esperti del settore: fra questi spiccava il talento brillante di Alan Turing, che già si era fatto notare per studi specifici nel campo e per molte pubblicazioni di successo.
Il film delinea la personalità tormentata e solitaria di Turing, facendo uso anche di molti flashback risalenti al periodo della sua adolescenza, quando le sue problematiche umane si mostravano già in maniera dolorosa.
Turing ha, infatti, una personalità geniale, insolita ed estrosa, che lo rende inviso ai colleghi e ai superiori con cui collabora al progetto, voluto dal governo inglese.
Nonostante questo Turing riesce a portare a termine un congegno per decrittare i messaggi prodotti dall’apparecchio tedesco ENIGMA; questo dispositivo, nato per combattere le potenze dell’Asse con i loro stessi metodi, viene denominato da Turing “Cristopher”, in ricordo di un suo amico di infanzia. Questo è un particolare che non corrisponde alla realtà, perché il meccanismo, quello vero, fu denominato da Turing “Victory” o, più confidenzialmente, “Bomba”.
Molti sono gli ostacoli che Turing è costretto ad affrontare sulla sua strada: la malevolenza degli alti ufficiali inglesi, che vorrebbero toglierlo di mezzo, e l’avversione dei colleghi, che lo ritengono solo un presuntuoso con molte manie. Lo scienziato dovrà scontrarsi con delle accuse ingiuste: accuse di incapacità, di inettitudine, di fallimento nel suo lavoro. Lo minacceranno di privarlo dei fondi e lo sospetteranno perfino di essere una spia al soldo dell’Unione Sovietica.
Turing dimostrerà, alla fine, la correttezza delle sue ricerche, ottenendo i risultati sperati e riuscendo a scoprire la chiave per la decodificazione dei messaggi cifrati tedeschi, salvando, così, milioni di vite umane.
Per sfortuna la sorte ostile riuscirà ad accanirsi fino all’ultimo contro Turing ed egli, nel 1952, subirà un arresto con l’accusa di omosessualità, che allora era un reato grave in Inghilterra: egli accetterà di sottoporsi alla castrazione chimica, che gli porterà dei gravi problemi di salute. Turing non riesce a sopportare tutto questo e muore suicida il 7 giugno del 1954, a Manchester.
Solo dopo molti anni, dopo che da questi eventi sarà tolto il segreto di stato, tutti verranno a conoscenza della grande impresa di Turing, il cui nome sarà riabilitato postumo.
Nel film, oltre al nome di fantasia del congegno di Turing, viene introdotto un personaggio che non ha nulla a che vedere con le vicende storiche: è quello di una ragazza, Joan Clarke, interpretata davvero bene da Keira Knightley, e che pare essere l’aiuto preferito, per capacità e sensibilità, da Turing: una ragazza che sarà con lui fino all’ultimo, spinta da un amore sincero e puro.
Si, il paese in cui si nasce è, molte volte, ingrato ed ottuso di fronte al genio, e lo pone in disparte, lo umilia e lo denigra, salvo poi ad accorgersi di chi era dopo la sua morte, dedicandogli onori di cui non potrà più gioire.
Alan Turing fu il primo ad inventare e programmare una attrezzatura “pensante”, in grado di elaborare dei dati, di classificarli e di produrre delle informazioni utili: egli fu un pioniere di quella che oggi chiamiamo informatica. Se oggi vi sono computer in ogni casa ed in ogni ufficio lo dobbiamo a persone straordinarie come Alan Turing, che nella loro vita furono trattati come degli sciocchi ed inutili visionari.
Il film, in definitiva, a parte alcune licenze poetiche, che al cinema sono comprensibili, rimane, tutto sommato, fedele al carattere così pieno di angosce e sofferenza di Turing: questo soprattutto grazie alla superba interpretazione di Benedict Cumberbatch (lo Sherlock Holmes della famosa serie televisiva). Cumberbatch riesce a cogliere le sfumature amare e dolenti dell’anima di Turing ed a renderle con raffinatezza e maestria.
L’odio per il diverso è lungi dall’essere vinto: troppi sono, di questi tempi, gli episodi di discriminazione, di tutti i tipi, ideologici, etnici, di genere e caratteriali.
Vorrei che film come questo facessero riflettere: perché non si deve giudicare mai una persona dall’impressione che suscita o dalla sua apparenza, ma dalle sue doti interiori. E sempre, chi disprezza gli altri, ha molto da imparare da questi ultimi.



Trailer ufficiale di "The Imitation Game"


https://www.youtube.com/watch?v=i0JY79_Kiww





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