Nessuno è profeta in patria. Molto spesso, anzi, le
persone che più si distinguono per la loro bravura, per le loro capacità sono
quelle che meno ricevono dal loro paese. Ed a volte, verso di loro, ci si
comporta discriminandoli, dispensando loro solo disprezzo ed offese.
È questo il caso di Alan Turing, scienziato e
matematico inglese, nato a Londra nel 1912, ed a cui è stato dedicato un
magnifico, indimenticabile film: “The Imitation Game”.
Il fatto di cui si parla ebbe luogo durante la seconda
guerra mondiale, quando i tedeschi sembravano avere in mano le tecnologie più
avanzate per vincere la guerra: erano armi segrete come gli U2 o ritrovati
tecnologici come la macchina, denominata ENIGMA, in grado di produrre messaggi
cifrati e, potenzialmente, di decifrarne altri.
Per consentire al servizio segreto inglese di superare
questo apparentemente insormontabile impasse bellico vennero convocati i
migliori decrittatori, matematici ed esperti del settore: fra questi spiccava
il talento brillante di Alan Turing, che già si era fatto notare per studi
specifici nel campo e per molte pubblicazioni di successo.
Il film delinea la personalità tormentata e solitaria
di Turing, facendo uso anche di molti flashback risalenti al periodo della sua
adolescenza, quando le sue problematiche umane si mostravano già in maniera
dolorosa.
Turing ha, infatti, una personalità geniale, insolita
ed estrosa, che lo rende inviso ai colleghi e ai superiori con cui collabora al
progetto, voluto dal governo inglese.
Nonostante questo Turing riesce a portare a termine un
congegno per decrittare i messaggi prodotti dall’apparecchio tedesco ENIGMA; questo
dispositivo, nato per combattere le potenze dell’Asse con i loro stessi metodi,
viene denominato da Turing “Cristopher”, in ricordo di un suo amico di
infanzia. Questo è un particolare che non corrisponde alla realtà, perché il
meccanismo, quello vero, fu denominato da Turing “Victory” o, più
confidenzialmente, “Bomba”.
Molti sono gli ostacoli che Turing è costretto ad
affrontare sulla sua strada: la malevolenza degli alti ufficiali inglesi, che
vorrebbero toglierlo di mezzo, e l’avversione dei colleghi, che lo ritengono
solo un presuntuoso con molte manie. Lo scienziato dovrà scontrarsi con delle
accuse ingiuste: accuse di incapacità, di inettitudine, di fallimento nel suo
lavoro. Lo minacceranno di privarlo dei fondi e lo sospetteranno perfino di
essere una spia al soldo dell’Unione Sovietica.
Turing dimostrerà, alla fine, la correttezza delle sue
ricerche, ottenendo i risultati sperati e riuscendo a scoprire la chiave per la
decodificazione dei messaggi cifrati tedeschi, salvando, così, milioni di vite
umane.
Per sfortuna la sorte ostile riuscirà ad accanirsi
fino all’ultimo contro Turing ed egli, nel 1952, subirà un arresto con l’accusa
di omosessualità, che allora era un reato grave in Inghilterra: egli accetterà
di sottoporsi alla castrazione chimica, che gli porterà dei gravi problemi di
salute. Turing non riesce a sopportare tutto questo e muore suicida il 7 giugno
del 1954, a Manchester.
Solo dopo molti anni, dopo che da questi eventi sarà
tolto il segreto di stato, tutti verranno a conoscenza della grande impresa di
Turing, il cui nome sarà riabilitato postumo.
Nel film, oltre al nome di fantasia del congegno di
Turing, viene introdotto un personaggio che non ha nulla a che vedere con le
vicende storiche: è quello di una ragazza, Joan Clarke, interpretata davvero
bene da Keira Knightley, e che pare essere l’aiuto preferito, per capacità e
sensibilità, da Turing: una ragazza che sarà con lui fino all’ultimo, spinta da
un amore sincero e puro.
Si, il paese in cui si nasce è, molte volte, ingrato
ed ottuso di fronte al genio, e lo pone in disparte, lo umilia e lo denigra,
salvo poi ad accorgersi di chi era dopo la sua morte, dedicandogli onori di cui
non potrà più gioire.
Alan Turing fu il primo ad inventare e programmare una
attrezzatura “pensante”, in grado di elaborare dei dati, di classificarli e di
produrre delle informazioni utili: egli fu un pioniere di quella che oggi
chiamiamo informatica. Se oggi vi sono computer in ogni casa ed in ogni ufficio
lo dobbiamo a persone straordinarie come Alan Turing, che nella loro vita
furono trattati come degli sciocchi ed inutili visionari.
Il film, in definitiva, a parte alcune licenze
poetiche, che al cinema sono comprensibili, rimane, tutto sommato, fedele al
carattere così pieno di angosce e sofferenza di Turing: questo soprattutto
grazie alla superba interpretazione di Benedict Cumberbatch (lo Sherlock Holmes
della famosa serie televisiva). Cumberbatch riesce a cogliere le sfumature
amare e dolenti dell’anima di Turing ed a renderle con raffinatezza e maestria.
L’odio per il diverso è lungi dall’essere vinto:
troppi sono, di questi tempi, gli episodi di discriminazione, di tutti i tipi,
ideologici, etnici, di genere e caratteriali.
Vorrei che film come questo facessero riflettere:
perché non si deve giudicare mai una persona dall’impressione che suscita o
dalla sua apparenza, ma dalle sue doti interiori. E sempre, chi disprezza gli
altri, ha molto da imparare da questi ultimi.
