Vidi il suo primo film al cinema, l’unico luogo,
magico e suggestivo, in cui a quel tempo si potesse vedere un buon film:
nonostante i ritrovati moderni, la multimedialità, internet, i nuovi supporti
ad alta definizione e tutto il resto, per me, per il ragazzo di allora, una
sala di proiezione resterà sempre il solo posto al mondo in cui poter
assaporare il vero cinema. Il film di Sergio Leone che vidi, in quella
occasione, era “C’era una volta il West”: lo vidi due volte ed il ricordo di
quell’evento rimarrà per sempre nella mia memoria, vivo ed emozionante,
incancellabile.
Sergio Leone nasce a Roma il 3 gennaio
1929 ed è riconosciuto come il vero creatore del genere
“spaghetti western”, la cui durata insiste fra la seconda metà degli anni
sessanta e la prima metà degli anni settanta.
Leone inizia la sua carriera come assistente di altri celebri
direttori cinematografici, anche statunitensi; egli esordisce, quindi, come
regista nel 1961, ma è nel 1964 che fa il suo primo vero film importante: “Per
un pugno di dollari”. Quello sarà il primo di una lunga serie di western
violenti e un po’ brutali, ma girati con una particolare forza, che gli darà
una grande popolarità, facendogli battere ogni record al botteghino. Questo
primo film, fra l’altro, fa conoscere al mondo il talento di un attore
statunitense che in quell’anno è ancora giovane e poco noto: Clint Eastwood.
Ogni film di Leone è accompagnato, da allora in poi, dalle colonne sonore
magistrali del grande compositore Ennio Morricone.
Seguono, negli anni, “Per qualche dollaro in più”
(1965) e “Il buono, il brutto e il cattivo” (1966).
Grazie ad un budget consistente della Paramount, Leone
riesce ad impiegare attori come Henry Fonda, Charles Bronson e Claudia
Cardinale per realizzare “C'era una volta il West” (1968), un film dal respiro
leggendario, che molti considerano il suo capolavoro.
Nel 1971 gira “Giù la testa”, interpretato da James
Coburn e Rod Steiger, una storia che ha luogo sullo sfondo della rivoluzione
messicana del 1910.
Nel 1984 Leone torna a dirigere, per portare a termine
il suo progetto più ambizioso, “C’era una volta in America”, girato interamente
negli Stati Uniti, con grandi nomi del cinema hollywoodiano.
Sergio Leone muore a Roma il 30 aprile 1989.
Leone trascorse l’infanzia e l’adolescenza nella sua
città natale, Roma, e proprio a Trastevere: uno dei quartieri più popolari.
Quell’ambiente di ragazzi dai modi sbrigativi, anche ruvidi, sarà di
fondamentale importanza nella sua educazione: i protagonisti dei suoi western
si rifaranno appunto a quei ragazzi, a quel loro modo di essere bruschi e
diretti.
Ed esattamente come tutti i ragazzi di allora, come il
giovane Nando Meliconi, immortalato da Alberto Sordi nel film “Un americano a
Roma”, Sergio Leone sognava l’America, ed il suo mito erano i western di John
Ford.
Per girare il suo primo film importante, “Per un pugno
di dollari”, Leone si rifece alla trama ed alla sceneggiatura di una pellicola
giapponese del 1961 diretta da Akira Kurosawa: “La sfida del samurai” (Yojimbo), riportandola al tempo e nei
luoghi dell’epopea del grande Ovest, negli Stati Uniti. Disgraziatamente per
Leone, Kurosawa vide il film ed inviò una lettera al regista romano, il cui
tenore era questo: “Signor Leone: ho visto il suo film ‘Per un pugno di
dollari’. È un bellissimo film, ma è il mio. Ci vediamo in tribunale per i
diritti d’autore”. Ed il tribunale diede ragione a Kurosawa.
La genesi di “Per un pugno di dollari” non fu
semplice: Clint Eastwood non avrebbe voluto interpretarlo e anche Sergio Leone
non era convinto dell’attore. Eastwood, alla fine, lesse la sceneggiatura e ne
rimase affascinato, per cui volò a Roma per conoscere il regista. Mentre Eastwood
era da Leone, nel suo studio, prese, per passatempo, una delle pistole d’epoca di
cui Leone faceva collezione e, l’indice infilato nell’anello del grilletto, la
fece girare velocemente intorno al dito, anche in senso inverso. Leone lo fissò
incantato: “Puoi rifarlo?”, chiese ad Eastwood. Ed Eastwood divenne, così, senza
altri provini, lo straniero al centro di quel film di culto. Di lui, però,
Leone diceva sempre, con ironia “Eastwood ha due espressioni: col cappello e
senza cappello”
Le inquadrature da manuale di Leone e i suoi piani
sequenza sono divenuti, nel tempo, le basi per tutti coloro che studiano Cinema
nelle scuole. Di alcune egli stesso era fiero: la scena del duello di “Per un
pugno di dollari”, quella della ricerca dell’oro di Eli Wallach ne “Il buono,
il brutto, il cattivo”, la lunga ripresa della fucilazione di “Giù la testa” e
l’incontro finale fra Henry Fonda e Charles Bronson di “C’era una volta il West”.
L’universo cinematografico di Sergio Leone è popolato
da una umanità disillusa, disincantata; lo sguardo di Leone su ciò che lo
circonda è uno sguardo malinconico, su un mondo che ha perso i suoi valori,
come narrato in “C’era una volta il West” o privo di speranza, come in “Giù la
testa”. Quelli di Leone non sono eroi, ormai è risaputo, bensì antieroi:
uomini, ma anche donne, alle prese con un tessuto sociale degradato e ostile
che però riescono, nonostante tutto, qualora siano dalla parte giusta, a
riscattarsi e redimersi.
Ai meriti personali di Sergio Leone, riconosciuti da
tutti, si aggiunge anche quello della scelta delle musiche per i suoi film, ad
opera delle indimenticabili note del maestro Ennio Morricone. Sergio Leone fece
una bella dedica al suo amico Morricone, che poi fu riportata nell’LP della
colonna sonora di “Giù la testa”, ed era questa: “T’ho visto dormì su li banchi
della scuola, t’ho visto russà mentre stavi in moviola. Ma ste musiche belle,
sti magnifici soni, ma quanno li componi?”
Amo tutti i film di Leone, ma uno di questi non allo
stesso modo degli altri, lo confesso, ed è quello che, invece, molti reputano
l’apice della sua storia filmica: “C’era una volta in America”. Non mi convince
tanto perché per me Leone è solo il lontano Ovest, la polvere, i cavalli, le
colt che cantano: “C’era una volta in America” parla, certo, di vite al di
fuori della legge e delle regole, ma si fonda su uno scenario diverso e con dei
toni dissimili da quelli del western.
Ho riservato l’ultima parte di questo mio breve
omaggio ad un grande regista con il film che amo di più: “Giù la testa”. “Giù
la testa” ha rappresentato tanto per me, in un certo periodo della mia vita, ed
ancora oggi riservo a questo film un posto importante fra quelli che prediligo.
I due personaggi al centro della storia, Sean,
l’irlandese ex patriota, e Juan, il ladruncolo messicano, si incontrano in un
Messico in piena rivoluzione, e lì i loro destini si incrociano. Sono due
uomini diversi l’uno dall’altro, come il giorno e la notte, eppure alla fine
nasce fra loro una amicizia profonda, indissolubile: è tanto vero che gli occhi
di Juan si perdono smarriti, nel vuoto, durante l’ultima scena del film, quando
assiste, senza poter far nulla, al sacrificio estremo di Sean.
Trovo “Giù la testa” un affresco mirabile, uno
spaccato di umanità profonda, una simbologia della vita di ognuno di noi, con
le sue tante amarezze e le sue pochissime gioie.
A Sergio Leone si sono ispirati molti registi in tutto
il mondo, soprattutto negli Stati Uniti, dove il suo nome è sinonimo di
caposcuola, persona al quale tutti fanno riferimento per fare un certo tipo di Cinema,
oggi. Sergio Leone ha lasciato un segno indelebile ed i suoi film saranno
sempre, per ognuno di noi, legati a qualche istante particolare della nostra
esistenza e sapranno rammentarcelo con nostalgia, con delicatezza ed affetto,
con rimpianto.
Qui trovate i link ai primi tre film di Sergio Leone: nell'ordine
Per un pugno di dollari
Per qualche dollaro in più
Il buono, il brutto e il cattivo
Qui trovate i link ai primi tre film di Sergio Leone: nell'ordine
Per un pugno di dollari
Per qualche dollaro in più
Il buono, il brutto e il cattivo
