Non è un caso che, in un sito che ha come tema Cinema
e Letteratura, si dedichi un post a “Pianeta proibito”: questo film, infatti,
oltre ad essere un sci-fi di culto, è anche uno dei più notevoli esempi di
sceneggiatura tratta da Letteratura di autore (e che autore!) e più
precisamente di Teatro.
Nella finzione cinematografica, situata,
temporalmente, molti anni dopo il 2200, si immagina che una astronave, la C57D,
viaggi oltre la velocità della luce per indagare sullo stato di una missione
terrestre inviata, molti anni prima, su un pianeta di un altro sistema solare:
Altair 4.
Una volta giunti su quel mondo lontano l’equipaggio
della nave spaziale scopre che tutti i membri della missione, atterrati sul
pianeta con l’astronave Bellerofonte,
sono morti misteriosamente: tutti tranne uno, il dottor Morbius, interpretato
da quel grande professionista e valente interprete che è Walter Pidgeon.
Morbius comunica al comandante Adams (Leslie Nielsen)
che i componenti della missione di studio sono stati uccisi, uno ad uno, da una
forza misteriosa, che colpiva le persone nel corso della notte: solo lui,
Morbius, e la sua defunta moglie sopravvissero a quella inspiegabile strage.
Il comandante Adams ed i suoi uomini, per andare a
fondo di questa vicenda, decidono di rimanere su Altair 4; per questo non
prendono in considerazione gli avvertimenti del dottor Morbius, il quale
paventa per il personale di bordo dell’astronave C57D la stessa sorte degli
uomini che componevano il Bellerofonte.
Durante il loro soggiorno imprevisto i militari hanno
la piacevole sorpresa di conoscere Altaira, la bellissima e giovanissima figlia
di Morbius, ed il robot tuttofare costruito dal dottore, Robby.
Robby, insieme con altri congegni e ritrovati ideati e
realizzati dal dottore, è frutto del suo studio, attento e approfondito, sulla
antica civiltà che, millenni prima, abitava quel pianeta: i Krell.
I Krell erano divenuti una popolazione altamente
sviluppata ed avevano messo in opera una centrale di energia illimitata, di cui
il dottore si serve; insieme con questa i Krell avevano anche pianificato l’esecuzione
di un sistema per ottenere la materia dal semplice pensiero: per dimostrare al
comandante ed ai suoi uomini come questa opera dovesse funzionare il dottor
Morbius mostra loro una apparecchiatura che rende possibile la visualizzazione,
in 3D, di una immagine prodotta dalla mente.
Il punto è che nessuno oltre il dottore può riuscire a
gestire la “macchina del pensiero”, perché lui solo possiede le capacità
cerebrali che possono accomunarlo ai Krell: se qualcun altro tentasse di far
funzionare quello strumento lo shock lo ucciderebbe.
Morbius fa un’ultima rivelazione ai membri dell’astronave
C57D: il popolo Krell fu distrutto dalla stessa belva, vorace e sanguinaria,
che ha sterminato quelli del Bellerofonte, poiché così è scritto nelle cronache
da lui trovate negli archivi Krell.
Disgraziatamente ciò che era stato vaticinato dal
dottor Morbius si verifica con una prima atroce morte, e il comandante Adams è
costretto ad ammettere che una creatura, invisibile e fortissima, ha deciso di annullare
lui e il suo equipaggio. Deciso a combattere questa “bestia” egli fa piazzare,
tutto intorno all’astronave, una serie di congegni elettronici di difesa,
unitamente ad armi atomiche potentissime. La creatura invisibile, di notte,
attacca gli astronauti e, alla luce dei laser e del fuoco delle armi essa si
rivela per quello che è: un mostro enorme, dall’aspetto spaventoso e dotato di
una forza sovrumana ed infinita.
In seguito a questo tragico accadimento, che è costato
altre vite umane, il comandante Adams si reca da Morbius, perché è convinto che
lui possa dar loro delle spiegazioni in proposito.
Una volta da Morbius il dottor Ostrow, il medico dell’equipaggio,
sottraendosi al controllo del capitano Adams, si reca nella sala in cui si
trova l’apparecchio che crea le immagini 3D col pensiero e si sottopone allo
shock: questo sacrificio lo porterà alla morte ma, mentre giace moribondo assistito
dal comandante e da Altaira, egli fa in tempo a riferire che i Krell, con la
loro intelligenza, non avevano tenuto conto dei “mostri dell’ID”.
Morbius spiega che ID è un antico termine terrestre, presente
nei trattati di psichiatria e psicologia di Sigmund Freud, e che sta a indicare
il subcosciente.
Il comandante, allora, comprende tutto: i Krell
avevano già acquisito la capacità di rendere materia il loro pensiero, grazie
alla macchina 3D e, durante il sonno, le loro pulsioni malvage ed ancestrali
avevano trovato libero sfogo, creando i “mostri dell’ID”, i mostri del
subcosciente: questi mostri, che poi erano i Krell stessi, traevano energia infinita
dalla loro centrale, ed avevano causato la fine della loro civiltà, uccidendo
tutti gli abitanti.
Ora vi è un solo superstite della civiltà Krell sul
pianeta, ed è proprio il dottor Morbius, che ne ha ereditato tutto il sapere e
la potenza: quella spietata e brutale creatura, che ha annientato tutto il
personale del Bellerofonte e che ora ha ucciso anche gli uomini dell’astronave C57D,
è lui, perché è frutto della sua mente.
In principio Morbius si era liberato degli altri
componenti della missione per restare sul pianeta e studiarlo, tutto da solo:
ora l’impulso che lo spinge ad uccidere è la gelosia che nutre per sua figlia
Altaira, che si sente attratta dal comandante Adams.
Infine, nonostante tutto, è l’amore paterno ad avere
la meglio sull’odio e Morbius si pone fra sua figlia e l’essere da lui creato,
rinnegandolo e immolandosi.
Prima di morire lo scienziato chiede di programmare l’autodistruzione
del pianeta: Adams e Altaira, con l’equipaggio della C57D, vedranno sul monitor
dell’astronave, a migliaia di miglia di distanza, l’esplosione e la fine del
pianeta proibito.
“Pianeta proibito” è un film di fantascienza che
divenne, già al momento della sua uscita sugli schermi, il 3 marzo del 1956, un
successo di pubblico e di critica: vinse molti riconoscimenti e fu considerato
un lavoro di ottima fattura cinematografica. La regia era di Fred Wilcox e fra
gli attori, oltre ai già citati Walter Pidgeon e Leslie Nielesen, vi erano
anche Anne Francis (Altaira) e Warren Stevens (il dottor Ostrow).
Ma “Pianeta proibito” non è solo questo.
Alle origini della sua sceneggiatura c’è nientemeno
che l’opera teatrale “La Tempesta” di William Shakespeare.
“La Tempesta”
inizia con un naufragio su di un’isola disabitata, provocato da colui che è il
solo Signore e padrone di quelle terre: Prospero.
I naufraghi
sono alla sua mercé, poiché egli ha antichi rancori verso di loro di cui
vendicarsi.
Per portare
avanti la sua vendetta Prospero si serve della sua conoscenza, della sua magia
e di vari spiriti, antichi abitatori dell’isola. I più importanti sono Ariel,
uno spirito dell’aria, ed il ripugnante ed efferato Calibano, esecutore dei più
esecrabili delitti per conto del suo padrone, Prospero.
Tuttavia
Miranda, figlia di Prospero, si innamora di uno dei naufraghi, Ferdinando,
figlio del re di Napoli e nemico di Prospero. Solo dopo varie vicissitudini,
che ricordano tanto l’amore contrastato di Romeo e Giulietta, i due ragazzi
potranno unirsi, sotto lo sguardo benevolo di Prospero.
Come si vede Morbius non è altri che Prospero, mentre
Altair 4 è l’isola deserta su cui egli vive. Altaira è Miranda, laddove Ariel,
nel bene e nel male, viene raffigurato con Robby. Infine Ferdinando si può
riconoscere nel comandante Adams, mentre la malvagia e orripilante creatura,
Calibano, è il mostro dell’ID, nato dalla mente di Morbius.
Tutto è stato fatto rispettando un antico adagio, che
da sempre si ripete fra gli scrittori e gli sceneggiatori di tutto il mondo: “Se
devi ispirarti a qualcuno per ciò che scrivi, scegli solo i migliori”: non credo
vi potesse essere una fonte di ispirazione migliore di William Shakespeare.
Una nota di merito va a Joshua Meador, creatore degli
effetti speciali per il film ed animatore preso in prestito dalla Walt Disney
Pictures: a Meador ed alla sua bravura si deve la scena, bella e terribile,
della visione del mostro invisibile, resa tale solo dai raggi e dalle fiamme:
una immagine che è rimasta negli annali della storia del Cinema.
Un altro dettaglio importante la musica elettronica e
futuristica di Bebe e Louis Barron, fatta di suoni mai sentiti prima di allora
e prodotti con apparecchiature particolari e ultramoderne, per l’epoca.
A “Pianeta proibito” si sono ispirati, a loro volta,
per i costumi, per l’ambientazione, per il sonoro ed il resto molti altri film
di fantascienza che sono venuti dopo, fra i quali la celebre serie TV “Star
Trek”.
“Pianeta proibito” si vede e si rivede sempre con
piacere: per la bravura degli interpreti, per la scenografia, per l’ambientazione
e per la sua atmosfera, ma soprattutto per le sensazioni profonde, e che fanno
capo all’istinto, che riesce a suscitare. Non vorrei esagerare, ma per me “Pianeta
proibito” resta il simbolo della fantascienza, la sua rappresentazione più
paradigmatica, ogni volta che si pensa a questo genere.
CLIP: IL MOSTRO DELL’ID ATTACCA L’EQUIPAGGIO
