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mercoledì 2 ottobre 2019

L’UOMO INVISIBILE, DI HERBERT GEORGE WELLS: IL SIMBOLO DELLA CREATIVITÀ CHE SI SCONTRA COL PREGIUDIZIO


Questa storia apparve, originariamente, a puntate, sul giornale Pearson’s Weekly, nel 1897. Essa divenne un romanzo quello stesso anno, al termine della pubblicazione in episodi.
Era nata dal genio creativo di Herbert George Wells, lo stesso autore de La macchina del tempo e La guerra dei mondi, ed anche uno dei miei scrittori preferiti.
Lessi il libro da adolescente, quando il malessere di vivere già cominciava a contraddistinguere la mia vita: lessi quelle righe con avidità, divorando quel volume, immedesimandomi nel protagonista.
È così che parlare de L’uomo invisibile, per me, equivale a parlare di un pezzo della mia vita, di me stesso.
Quando mi venne l’dea di dare vita a questo blog avrei voluto cominciare proprio parlando di lui, ma poi decisi di dedicare il primo post a The Shadow, che certo ha molto in comune con l’uomo invisibile.
Al principio della narrazione leggiamo la descrizione dell’arrivo di un misterioso sconosciuto nel villaggio di Iping, nel West Sussex. La sua comparsa provoca scompiglio nel piccolo paese, a motivo del suo strano aspetto: l’uomo, infatti, è imbacuccato dalla testa ai piedi e delle bende gli coprono il viso; indossa sempre cappello, guanti ed occhiali neri. La spiegazione che tutti si danno, ovviamente, è che l’uomo sia stato vittima di qualche incidente.


Ma i misteri non finiscono lì.
Dopo poco, alla locanda dove alloggia, arrivano delle casse contenenti attrezzature chimiche: ampolle, provette, alambicchi, bottiglie di varie forme e dimensioni e tanti libri. L’uomo, il cui nome è Griffin (non si saprà mai il suo nome di battesimo) è quindi uno scienziato.
Wells, nel suo romanzo, tende molto a ridicolizzare l’ignoranza arrogante e maldestra dei cittadini di Iping in confronto alla personalità profonda, sebbene travagliata, di Griffin, poiché risulta evidente una marcata ostilità dei paesani per lo studioso: quando lo stupido non capisce qualcosa la deride o la odia, ma il suo scopo è sempre distruggerla.
Ben presto questa tensione raggiungerà il suo acme e la guerra sarà apertamente dichiarata. Solo allora gli abitanti di Iping scopriranno chi è davvero colui che hanno di fronte: un uomo dall’ingegno formidabile che, grazie alla sua conoscenza delle leggi della chimica e della fisica, è riuscito a realizzare l’antico sogno di rendere un essere vivente invisibile.


Sotto quelle bende si cela il primo ed unico uomo invisibile che sia mai esistito; nonostante questo la sua scoperta non gli guadagnerà l’ammirazione e la stima dell’umanità, bensì disprezzo, astio ed infida malevolenza.
E benché, apparentemente, dal tessuto narrativo, emerga che Griffin debba essere visto come una figura sfuggente, poco empatica, oscura, tuttavia l’impressione che se ne ricava è diametralmente opposta: si finisce per riconoscere in Griffin solo un’anima in pena, un essere umano che soffre di un dolore immenso derivante dall’incomprensione del barbaro animo umano.
Mi auguro, a questo punto, che i miei lettori saranno invogliati a leggere il libro, per scoprire in maniera più approfondita la trama ed il suo finale.


Per chi volesse saltare a piè pari la lettura vi è, in alternativa, la visione di alcuni accettabili adattamenti cinematografici.
Il primo film importante che ha usato come sceneggiatura il libro di Wells è stato girato nel 1933. La regia era di James Whale, mentre il ruolo di Griffin fu affidato al bravissimo Claude Rains. Ne fu girato un sequel nel 1940 (The Invisible Man Returns) ed il ruolo di protagonista non fu più di Rains ma del mitico Vincent Price. Altri episodi, meno rilevanti, furono fatti ancora una volta nel 1940, poi nel 1942 ed infine nel 1944.


Tralascio di parlare di altri film più recenti che, in maniera più o meno accentuata, si rifacevano al libro originale di Wells, perché non li ritengo neppure degni di nota.
Avevo immaginato, mentre la leggevo, di veder realizzata quella storia in uno sceneggiato, fatto da professionisti inglesi, con attori inglesi, in maniera fedele al libro. Ebbene questa speranza ebbe a realizzarsi pienamente solo nel 1984, a cura della casa di produzione televisiva più famosa del Regno Unito, la BBC.

Per questo vi accludo i link a tutti gli episodi di questa fiction: sono in lingua inglese, ma credo che potranno essere apprezzati anche da chi non conosce la lingua di Shakespeare, per la bravura della messa in opera e per lo stile recitativo degli attori.
In controtendenza con i gusti moderni, ed avendo avuto già quando ero giovanissimo dei gusti che si scontravano con le mode di allora, credo in questo caso, di essere davvero uno dei pochi a soffermarmi su certi dettagli, oggi desueti e snobbati. Ma non mi importa.
Dichiaro il mio amore incondizionato ed illimitato per la figura di Griffin, l’uomo invisibile: per il suo tormento, per la sua afflizione, per il suo calvario di essere umano che, come tutti, dovrebbe meritare almeno pietà (e con questa parola cito una frase finale del libro), ma che si vede negare anche questa, con astio.



L’uomo invisibile è più, molto, molto di più di science fiction: è un racconto drammatico che simboleggia la ferocia irragionevole e sconsiderata dell’animo umano; è una parabola simbolica di chi propone qualcosa di nuovo al mondo, sperando che ne comprenda l’importanza: una idea, un prodotto della creatività, qualsiasi cosa di originale e inconsueto. Ma il mondo è troppo preso da se stesso e dalle sue grettezze, dalla sua pochezza, per vedere con occhi privi di pregiudizi. A questo aggiungerei anche una buona dose di conformismo (quello che fa dire “Noi siamo normali ed accettiamo solo quelli normali come noi”) e di perbenismo (quello che caratterizza i bigotti, più o meno dichiarati, da secoli).

Griffin rappresenta il sovversivo, l’artefice di cose magnifiche e grandiose, che si schiantano contro la cecità individuale.
La gente preferisce le cose vuote, stupide e retoriche, prive di verità: la gente ama l’arroganza, coloro che sanno vendere l’aria con artifici grotteschi, facendo la voce grossa, improvvisandosi imbonitori del nulla con un megafono assordante.
La gente, da secoli, condanna se stessa, grazie alla sua ottusità, alla miseria, allo squallore sociale e spirituale in cui vive da tempo immemorabile.
E, forse, questa ottusità degli uomini ne sancirà, per sempre, la fine.



 THE INVISIBLE MAN, the fiction (BBC- 1984)



THE INVISIBLE MAN – Episode 1




THE INVISIBLE MAN – Episode 2




THE INVISIBLE MAN – Episode 3




THE INVISIBLE MAN – Episode 4




THE INVISIBLE MAN – Episode 5




THE INVISIBLE MAN – Episode 6 - Final




(Tutti disegni sono di proprietà dell'autore del blog)

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