Mentre scrivo tutte le agenzie di stampa e tutti i telegiornali del mondo, anche in rete, stanno dando la stessa notizia: con Peter Fonda, scompare una delle ultime icone di quella che fu la controcultura degli anni sessanta. Una figura certo importante, se consideriamo anche la sua genealogia oltre al suo personaggio, inteso come spartiacque fra un certo tipo di cinema che ha contraddistinto un’epoca, e quello moderno, più essenziale e scarno.
Peter Fonda nacque il 23 febbraio 1939 a New York
City. Proveniva da una famiglia di attori: suo padre era Henry Fonda, mentre sua
madre era Frances Ford Seymour; era il fratello di Jane Fonda, ed il padre di
Bridget e di Justin Fonda. Aveva una sorellastra, Frances de Villers Brokaw, nata
dal primo matrimonio di sua madre, e che morì nel 2008.
La madre di Peter si suicidò in un ospedale
psichiatrico quando Peter aveva solo dieci anni, tagliandosi la gola con un
rasoio.
Mentre frequentava l'Università del Nebraska, a Omaha,
Peter Fonda si unì alla Omaha Community
Playhouse, dove molti attori (tra cui suo padre e Marlon Brando) avevano
iniziato la loro carriera.
Si formò come attore teatrale per dedicarsi successivamente al grande schermo dove avrebbe dato voce e volto alla gioventù degli anni sessanta: quella generazione ‘on the road’ che era stata celebrata dallo scrittore Jack Kerouac, a metà fra la rivolta politica e il movimento hippy.
Si formò come attore teatrale per dedicarsi successivamente al grande schermo dove avrebbe dato voce e volto alla gioventù degli anni sessanta: quella generazione ‘on the road’ che era stata celebrata dallo scrittore Jack Kerouac, a metà fra la rivolta politica e il movimento hippy.
A consacrarlo come personificazione ideale di una età
conflittuale fu Easy Rider, un film
del 1969 da lui scritto e prodotto insieme con Dennis Hopper, fuori dagli
schemi degli studios cinematografici del tempo: con questo film ottenne un
grande successo di pubblico e di critica ed ebbe la nomination all’Oscar per la
migliore sceneggiatura. Grazie ad Easy Rider
Fonda divenne uno degli emblemi della cultura pop, insieme a Hopper e Jack
Nicholson, che recitarono con lui.
In seguito interpretò altri film, che ebbero meno
risonanza, in particolare western: The
Hired Hand (Il ritorno di Harry Collings) del 1971, di cui curò anche la
regia; Idaho Transfer, 1975; Wanda Nevada, 1979.
Nel 1988 fu per un breve periodo di tempo in Italia,
per girare una mini serie televisiva tratta dal romanzo Gli Indifferenti, di Alberto Moravia.
Nel 1997, Fonda prese parte al film Ulee’s Gold (L’oro di Ulisse), nel ruolo
di un nonno vedovo, allevatore di api, che deve prendersi cura delle sue due
nipoti, interpretate da Jessica Biel e Vanessa Zima: è un intenso dramma sui
conflitti generazionali che gli valse un premio importante: il Golden Globe per
il miglior attore drammatico. Ricevette
inoltre altri due premi, dalla New York Film Critcs Circle Award, e dalla Southeastern Film Critics Association Award, come miglior attore protagonista.
Nel 2007 tornò sul grande schermo interpretando il
cacciatore di taglie Byron McElroy nella nuova versione di 3: 10 to Yuma (Quel treno per Yuma), dove lavorò al fianco di
Christian Bale e Russell Crowe. Il film ricevette due nomination agli Oscar. Recitò
anche in un ruolo cameo nelle scene finali della commedia Wild Hogs (Svalvolati on the road) e come inquietante Mefistofele
nel film Ghost Rider.
Nel 2009, è apparso nel ruolo di The Roman, in The Boondock
Saints II: All Saints Day, e anche nella serie Californication.
Quindi è apparso
in American Bandits: Frank e Jesse James
(2010); The Trouble with Bliss
(2011); Smitty (2012); Harodim (2012); As Cool as I Am (2013); Copperhead
(2013); The Ultimate Life (2013); The harvest (2013); HR (2014); House of Bodies
(2014); Jesse James: Lawman (2015); The Runner (2015); The Ballad of Lefty Brown (2017); The Most Hated Woman in America (2017); Borderland (2017) e Boundaries
(2018).
È stato produttore esecutivo del documentario The Big Fix (2012).
Oggi, 16 agosto 2019, è giunta, inaspettata, la
notizia della sua scomparsa, avvenuta a Los Angeles.
È giusto ricordare Peter Fonda, nel campo del cinema,
come portavoce ed alfiere di un certo malessere giovanile: un malessere che
sfociava, spesso nella ribellione agli schemi ed alle convenzioni, portando i
giovani a lasciare la propria casa per viaggiare sulla strada, come viene
mostrato nel film Easy Rider.
Peter Fonda, Dennis Hopper e Jack Nicholson legheranno
per sempre il loro nome ad Easy Rider,
perché non fu solo un film, ma un manifesto, tanto quanto, anni prima, lo era
stato Gioventù bruciata (Rebel Without a Cause), con
James Dean.
Per quel che mi riguarda, tuttavia, vi è un film di
Peter Fonda al quale sono molto legato: questo film è The Hired Hand (Il ritorno di Harry Collings).
In quegli anni, gli anni 70, ero immerso in un certo
tipo di cultura statunitense: quella della musica country e di un certo modo di
vedere le cose tipico di una società che voleva riscoprire i valori
individuali, a scapito di quelli collettivi tenuti, fino ad allora, in gran
conto. Era un bisogno di introspezione, anche di solitudine se vogliamo, che io
ritrovai pienamente nel film diretto ed interpretato da Fonda.
Lo ricorderò così, Peter Fonda – Harry Collings: la
sua nera silhouette a cavallo che si staglia sulla collina, mentre un sole caldo
tramonta all’orizzonte.
(I disegni sono di proprietà dell'autore)
The Hired Hand (Il ritorno di Harry Collings) - Film completo
https://www.youtube.com/watch?v=UCsCRNByc3g





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